La
villa Campia-Maffei di Revò, fu costruita nell'ultimo
quarto del XVII secolo dalla famiglia de Maffei, nobilitata , nelle
persone di Giacomo, Giovanni, Andrea e Tomaso da Ferdinando Maria,
duca dell'alta e bassa Baviera, vicario imperiale, il 20 novembre
1657. La famiglia, proveniente dalla Valtellina, come testimonia
una lapide funeraria situata nella vicina chiesa di S. Maria, nel
1653 aveva trasferito a Revò i propri beni. L' edificio viene comunemente
chiamato in paese Casa Campia per un matrimonio che i de Maffei
contrassero con la famiglia Campi di Cles. I de Maffei, assieme
alla famiglia degli Arsio che possedevano il palazzo ora sede del
municipio di Revò e il castello sul Dòs de pez sempre a Revò, erano
la famiglia più in vista del paese sia per la potenza economica
(possedevano beni in tutta la valle di Non, nell'Oltradige nonchè a
Merano) che per il peso politico.
Le varie date che compaiono all'esterno e all'interno della costruzione si riferiscono ai lavori iniziali ed a probabili ristrutturazioni o aggiunte avvenute nel tempo.
Sull'intradosso di un archetto al primo piano è dipinta la data 1673, riferita forse alla fine del primo nucleo dell' edificio completato nella sua decorazione pittorica, mentre la data 1669 che compare sul portale di ingresso pare sia da riferirsi alla fine dei lavori architettonici
Sulla facciata SE compaiono poi le date 1736 e 1765 che riguardano con tutta probabilità l' aggiunta di un portale e il completamento della torretta che si eleva, con suo tetto cuspidato,
sul volume della casa. L'anno 1739 inciso su un trave del tetto verso SO segnala il rifacimento della falda, forse in seguito alI' ampliamento dell' angolata O.
La pianta dell' edificio è irregolare e deriva, con molta probabilità, dall' ampliamento successivo di un nucleo primitivo centrale a forma pressochè rettangolare. L 'ampliamento principale dovette avvenire verso NE: la casa assunse così, verso il 1669, l' attuale conformazione alI' interno della quale si cercò di regolarizzare una
situazione "fuori squadro", per dirla con Sebastiano Serlio, il teorico dell'architettura di metà '500 Al piano terra ed al primo piano su un "portego" di ascendenza veneta si affacciano, a destra ed a sinistra, le camere. Stilisticamente parlando gli elementi strutturali e decorativi interni si rifanno ampiamente al XVI secolo e talvolta anche al secolo precedente (volte a canestro e cornici a contorno mistilineo in stucco dei soffitti).
Subito sulla destra, per chi entra salendo dalla scalinata in pietra posta sul lato della casa, si trova una delle più belle stanze dell'edificio. Le pareti sono foderate da una boiserie del '700 e sul pavimento ligneo originale, in legno a riquadri .si può ammirare una rosa dei venti intarsiata.. L 'ambiente è riscaldato dalla bella stufa in maiolica, opera di maestranze di Sfruz, datata 1753, sulla quale sono raffigurati i mesi, le stagioni nonchè i cinque continenti.
Sempre sul lato destro si possono vedere gli ambienti che ospitavano la cucina. Il grande camino era retto da un travone ligneo ancora oggi visibile.
Sul lato sinistro del "portego" si apre una lunga sala dal bellissimo pavimento ligneo a riquadri. Le pareti sono foderate da una boiserie dell'inizio del secolo XVII. Nella stanza si trova una bella stufa in maiolica del sec. XVII, sempre opera di maestranze di Sfruz, di colore verde. Prima di salire la scalinata che conduce al piano superiore, si può notare sulla destra una massiccia porta in ferro che proteggeva " il tesoro di famiglia" ossia i documenti importanti e l'argenteria. Tutt' oggi il locale è chiamato "vout de fèr" (avvolto di ferro).
Anche primo piano è caratterizzato da un ampio "portego" sul quale si aprono diverse stanze. La lunga volta è composita e presenta sull'asse una serie di riquadri in stucco (tre a contorno mistilineo e due rettangolari) che si rifanno a modelli ancora quattrocenteschi. Lungo le pareti corre una fascia dipinta a mezzo fresco, con rose araldiche dipinte su un finto tendaggio drappeggiato. Il recente restauro dell'edificio, curato dall' arch. Michelangelo Lupo, h portato alla luce la data di tali decorazioni che risalgono al 1673. I serramenti ,sia interni che esterni, sono tutti antichi e risalgono all'inizio del XVII secolo.
L'ambiente più interessante è posto alla sinistra della porta che dà sulla loggetta veneziana. E' una delle più caratteristiche della casa. Ha un pavimento ligneo originale, una boiserie ed un soffitto a lacunari in legno di cirmolo ed una stufa verde cilindrica di epoca Luigi XVI.
Contigua alla sala che ospita l'esposizione dei minerali, è la piccola cappella del palazzetto, realizzata nell' aggiunta settecentesca. Sulla parete di ingresso sta scritto: " OFFERETIS HOLOCAUSTUM DOMINO NUM.XXIX". La porta di ingresso è settecentesca. Il soffitto è decorato da una doppia cornice in stucco anch' essa settecentesca e le pareti hanno incavi che servivano ad ospitare l'anconetta dell' altare e le ampolline della messa.
Casa Thun
/ Martini / Zuech / Ziller
Tra i palazzotti
edificati nel corso del XVI secolo a Revò si distingue,
per la cifra architettonica rinascimentale, testimonianza
sicura di cultura e raffinatezza, casa Thun. I Thun si videro
costretti,
alla fine del Cinquecento, a trasferirsi a Revà, abbandonando
il castello di Cagnò, a causa dell'incuria in cui versava
per il mancato pagamento della custodia dei fabbricati al
conte
del Tirolo. Con questo edificio venne abbandonata l' idea
del castello fortificato, perché ormai lontano dagli stilemi
del tempo, in favore dell'idea della villa-palazzo, schema
che
si andava sempre più diffondendo nelle residenze del XV e
XVI secolo. Verso il 1650 la casa divenne proprietà dei Martini
di Valle Aperta di Peio, da poco trasferitisi a Revò con
l'arciprete Antonio Martini. Essi dipinsero lo stemma di
famiglia sulla
porta d'ingresso, lasciando fortunosamente intatto tutto
il resto, sicchè la casa giunge a noi completa nella sua
immagine.L' edificio si trova a pochi passi dalla chiesa
pievana di
S. Stefano. Casa Thun forma un unicum con le vicine,
massicce case
caratterizzate da un' architettura rurale. Un solido portale
di pietra all' entrata del cortiletto dà accesso a casa Thun,
altrimenti chiusa tutt' intorno da mura.La
facciata principale è ritmata da monofore rettangolari architravate,
incorniciate da cimase e da ornati fitoformi, zoomorfi e geometrici
dipinti. La sequenza delle finestre è alternata da un elegante
poggiolino, con bifora architravata, atipica, che può essere
accostata per confronto a quelle di casa Conci a Mollaro. Un
grande riquadro affrescato con lo stemma dei Martini completa
la facciata. Il portale, anch'esso architravato, è di forma
rinascimentale. In questo edificio più che in altri si è dato
molto risalto agli elementi decorativi, non solo nelle facciate
esterne ma anche
all'interno. Gli unici elementi circolari che movimentano le
facciate sono le aperture a occhio, sagomate, poste a coronamento
dell' edificio. Sulla parete esposta a sud, come accade frequentemente,
troviamo una meridiana. Anche la facciata a sera, che dà sul
cortiletto chiuso dal muro di cinta, è abbellita da stemmi
e decorazioni che incorniciano finestre e porte.L'
interno contiene uno tra i più completi cicli frescati
del primo ventennio del XVII secolo. Sono opere forse del pittore
tedesco che si cela sotto le sigle H.R.-J.H., probabilmente
H. Rester. Notevoli sono le quattordici grandi scene bibliche,
storie
di Davide e Salomone nella sala maggiore, detta anche "del
camino".
Da questa stanza con una scaletta a chiocciola si accede alla
parte superiore. La sala vicina, foderata e soffittata di legno, è affrescata
con allegorie e scene cortesi: un trattenimento all' aperto
con orchestra (a probabile autoritratto dell' artista che guarda
da dietro il tronco di un albero).Gli stemmi Thun e d' Arco
rammentano i committenti dell' opera, in particolare Arbogasto
Thun e la consorte Giuditta d' Arco.
In un' altra sala troviamo un fascione di affreschi con scene.
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